Una moda più sostenibile: l’umanesimo digitale


IGOODI, la prima realtà italiana di avatar digitali. La tecnologia per rendere l’industria della moda più sostenibile.

Che la tecnologia oggi domini la quotidianità è ormai una realtà consolidata. Nuove invenzioni, automatizzazioni e scoperte innovative sono all’ordine del giorno.  Queste innovazioni possono contribuire a ridurre l’impatto dell’industria dell’abbigliamento? A parlarne è IGOODI, la start-up rivoluzionaria attiva nella digitalizzazione della figura umana, che abbiamo incontrato per riflettere come il settore tech possa contribuire a un futuro più sostenibile della moda,.


Come e quando nasce il vostro progetto?
IGOODI nasce da 4 soci fondatori con la volontà di creare un ponte fra le due dimensioni dell’oggi -il reale e
il virtuale- attraverso il corpo umano, che con la sua unicità è il tramite principale fra questi due mondi.
Su questa intuizione abbiamo lavorato 4 anni, fino ad arrivare all’attuale piattaforma.
Per noi creare l’avatar –cioè generare l’alter ego digitale di una persona- significa semplificarne la vita reale migliorando nello stesso tempo la qualità della sua esistenza virtuale. Lo chiamiamo Umanesimo Digitale e abbiamo trasferito questa visione anche nel nome della Company, dove il potenziale positivo (GOOD) crea un ponte fra l’IO reale (I) e l’IO digitale (I).

Come le tecnologia dei campioni 3d può rendere l’industria della moda più sostenibile?
Il tema della sostenibilità impatta sull’Industry del Fashion principalmente dalla prospettiva della produzione. Lì che si concentra il maggior spending di risorse. Su questo piano l’avatar potrà consentire importanti risparmi di risorse, materie prime e tempo accorciando la filiera produttiva “reale” semplicemente trasportando sul piano del virtuale alcune fasi del disegno e progettazione del capo.
Dal punto di vista del mercato, grazie alle misure morfologiche dell’utente correlate alla sua copia digitale, si potranno acquistare capi di abbigliamento sul web con la certezza della taglia esatta, riducendo in questo modo il problema dei resi. Il che significa meno trasferimento di merce con conseguenti abbattimenti di emissioni e di consumi energetici. Inoltre, vediamo l’avatar potenzialmente come il nostro personal shopper che potrà provarsi direttamente per noi i capi, semplificando così il processo di acquisto e perché no, magari in futuro i brand di moda potranno produrre direttamente sul venduto.

Progetti e prospettive per il futuro?
Intendiamo muoverci lungo una serie di direzioni parallele. Da una parte vogliamo diffondere nel mercato la nuova cultura dell’Avatar e dei suoi importanti potenziali di utilità per la vita delle persone. Dall’altra vogliamo continuare a presentarci in questo nuovissimo settore come un servizio leader nella qualità e nella gamma di soluzioni offerte. Guardando poi allo sviluppo tecnologico sappiamo che pur essendo una startup 100% italiana siamo oggi all’avanguardia anche in una prospettiva globale. Questo ci rende orgogliosi e ovviamente intendiamo mantenere questo primato sia attraverso la nostra attività diretta di ricerca, sia attraverso partnership con innovators del settore pubblico e privato. A questo proposito abbiamo già in corso progetti di studio con l’università di Verona e il Politecnico di Milano.

Un approccio più positivo alla moda come può concretizzarsi?
Oltre allo stile in cui già la Moda eccelle, si dovrebbe considerare anche la tecnologia come territorio creativo e d’innovazione per questo settore. Fare moda significa essere contemporanei e la contemporaneità è oggì esattamente questo: tecnologia e idee al servizio dell’uomo. Se fossi uno stilista guarderei al mondo delle Startup come a un prezioso serbatoio di idee.

per maggiori informazioni: https://www.igoodi.eu/home

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