Associata a qualcosa di frivolo, la moda nella chiave di lettura della mindfulness to dress diventa uno strumento di crescita personale attraverso cui possiamo conoscerci, evolvere e vivere un’esperienza basata sul benessere.  

In questa visione la consapevolezza viene applicata nel momento in cui ci vestiamo. Percependo come l’abito cade sul nostro corpo e concentrandoci sulla sensazione che proviamo vedendo come indossandolo la nostra immagine si trasformi. Il tutto accompagnato dal non giudizio, dalla negazione dell’ aspettativa e da leggerezza.

In secondo luogo possiamo applicare questo approccio quando siamo di fronte al nostro armadio: come ci fa sentire guardare i nostri abiti? Cosa  dicono di noi?

La mindfulness nel vestire ci viene in aiuto inoltre nel momento dello shopping, spesso fonte di stress che si conclude molte volte con acquisti non soddisfacenti. Prima di comprare un capo percepiamo se davvero esso ci stia bene, ci esprima e se davvero ci appaghi. 


Meno ma meglio diventa il mantra di questo approccio che oltre a far bene all’anima fa bene al pianeta e alla persone. L’industria dell’abbigliamento è infatti tra le più inquinanti a livello globale. Le modalità produttive, i materiali tossici impiegati, lo sfruttamento dei lavoratori, il volume degli scarti sono solo alcuni degli effetti negativi prodotti dal settore dell’abbigliamento, Acquistare meno e in modo consapevole significa dare spazio alla visione dello slow fashion, alla moda che fa della sostenibilità la nuova tendenza che va a sostituire le logiche dell’acquisto compulsivo, dei ritmi serrati della produzioni dell’abbigliamento, dando spazio a brand etici, a realtà innovative, alla moda a km0 dei laboratori sartoriali, al riuso e al vintage.

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