Quale futuro andrà a delinearsi per rendere la moda più sostenibile? Questo interrogativo è ormai all’ordine del giorno. La mole dei rifiuti, i dati sull’inquinamento derivante dalle produzioni tessili sono sempre più in aumento e pertanto un cambiamento è ormai urgenza. In merito a queste riflessione ha ruotato la prima edizione del Circular fashion summit, tenutasi lo scorso 28 settembre a Parigi. L’evento è stato oganizzato da Lablaco, piattaforma di moda circolare fondata da Lorenzo Albrighi e ShihYun (Eliana) Kuoata nell’obiettivo di sostituire al classico modello della moda lineare un nuovo modello basato sulla circolarità. Una sorta social e-commerce dove i designer propongono le loro creazioni ed è possibile anche scambiare abiti usati.

Lablaco

Un mix di moda, tecnologia e sostenibilità. Sono questi i temi centrali del dibattito del Circular fashion summit, manifestazione che ha unito leader e grandi aziende per riflettere sulla necessità di accelerare la trasformazione della moda. 3 sono stati i talk, che veicoleranno altrettanti Sustainable Development Goals, gli obiettivi di sviluppo sostenibile indicati dalle Nazioni Unite.

Il primo, chiamato “Upcycling for Good” ha l’obiettivo di riciclare 1.000 sneaker grazie alla partnership con Yama Saraj, fondatrice di Sensai, e alla partecipazione di Adidas, MYAR, Sensai, Future Tech Lab e The Mills, il secondo “Blockchain & Traceability” relativo alle sfide della tecnologia, della produzione di materiali con aziende come Kering, IBM, Lukso, Isko e Fashion Tech Forum, il terzo, chiamato “The Power of Recirculation”, punta a consentire il ricircolo di 100.000 articoli di moda per risparmiare circa 2.000 tonnellate di CO2 e 3.000.000 di litri d’acqua e vedrà la partecipazione di Istituto Marangoni, Eco Age, Fashion Revolution, Futerra e Redress.

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