Comprare meno e meglio per avere più autostima

Nell’era del consumismo sfrenato, dello shooping compulsivo, dei valori della bellezze e dell’ apparenza, dove finisce la stima in se stessi?

Il mondo gira in un grande  circo fatto di apparenza, social e acquisti. Sembra che a innalzare l’asticella della stima in se stessi, siano i successi lavorativi, sociali, il numero degli zeri sul conto, la quantità di followers sui propri account , il volume degli oggetti accumulati. I riconoscimenti e le cose belle piacciono a tutti, è vero, ma questi non sono tutto. Spesso ingabbiano e rendono schiavi, in una corsa continua che relega il nostro valore all’esterno. Ma se tutto questo viene a mancare, dove finisce l’autostima? E soprattutto, raggiunto un traguardo o un determinato livello sociale o acquisto, spesso si instaura una sete che prosciuga nella corsa all’obiettivo successivo.

Come mai gli acquisti ci piacciano tanto?La risposta si trova nel piacere e nel dolore. Da un lato comprando ci avviciniamo al piacere, in quanto gli oggetti acquistati ci danno soddisfazione e un senso di realizzazione che sarà tuttavia un’ illusione in quanto avremmo subito lo necessità di cercare un oggetto che ci dia altro benessere. Dall’altro lato, acquistando ci allontaniamo dal dolore per evadere e rimediare alle difficoltà quotidiane, per essere più riconosciuti e apprezzati all’esterno, per piacere di più agli altri.

Ma noi cosa desideriamo davvero? Spesso quando si parla di moda responsabile, di acquistare meno per difendere il pianeta, messo in crisi dall’inquinamento, causato dalla sovrapproduzione dell’industria dell’abbigliamento che è la seconda più inquinante a livello globale. Le persone pensano alla riduzione dei loro acquisti con preoccupazione. Non rifornirsi di abiti in grandi quantità nelle catene del fast fashion più in voga, ingenera un po’ di timore. Come si fa a soddisfare il piacere di un bello shopping? La sensazione di stima che si prova vedendosi riflessi nello specchio con tanti e apparentemente economici abiti nuovi di zecca?

In primo luogo occorre pensare che l’autostima viene da dentro, e non da ciò che indossiamo o dalla quantità di capi appesi sulla gruccia. Anzi forse è il contrario. Ciò che indossiamo risplende perché è la luce di ogni persona a rendere quel capo unico. Gli abiti rivelano la personalità di chi gli sceglie. Sono codici. Sono mezzi con cui ci raccontiamo, sono la maschera che indossiamo per mostrarci al mondo. Per questo dare più valore a ogni pezzo che entra nel nostro armadio ci rende più consapevoli. Più consapevoli del fatto che ogni capo è magico e comunica la nostra creatività, il nostro gusto e persino l’approccio alla nostra esistenza.

Seguire gli outfit più in voga non è altro che simbolo di insicurezza, ostentare le grandi griffe di ego insicuro. Perché vestiamo tutti uguali? Per paura di essere giudicati. Perché scegliamo di differenziarci con stili diversi? Per esprimere la nostra personalità. In tutto ciò, comprare meno ci rende più lucidi e più consapevoli di quello che vogliamo comunicare. Aumenta davvero la stima in se stessi, ci sentiamo più padroni e meno dipendenti dalle approvazioni esterne. E se nel farlo contribuiamo a non incrementare la mole degli abiti in circolo che non fanno che deteriore il pianeta e le sue risorse è ancora meglio. Ancora più figo oserei dire. Per questo l’approccio più sostenibile all’abbigliamento è davvero utile e positivo e rappresenta un reale sostegno per il futuro delle prossime generazioni.

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